Quando i Longobardi dominavano questa porzione di terra, celebravano fuori dalle mura della città i loro riti in onore del dio Wothan, padre degli dèi, presso un noce: si uccideva un caprone e se ne appendeva la pelle sui rami dell’albero sacro. I guerrieri a cavallo vi giravano intorno strappando e mangiando brandelli di carne che avrebbero conferito loro potere e forza. I Beneventani comprensibilmente spaventati da questi culti, resi ancora più cupi dalle urla dei soldati che si udivano in lontananza, crearono e diffusero storie di streghe e fantasmi, di pozioni magiche e di superstizione. Così i culti esotici introdotti dai Romani, intrecciati ai riti pagani dei Longobardi, alimentarono il mito delle Streghe di Benevento: le “Janare”, che nella notte tra venerdì e sabato lasciavano di nascosto il letto coniugale, per raggiungere un luogo misterioso nei pressi del fiume Sabato. Lì, al cospetto di Lucifero, cantavano e danzavano prima di spiccare il volo, nelle notti nebbiose d’inverno, per le loro scorribande sulla città. Ma evidentemente i Beneventani non furono i soli ad alimentare queste credenze; infatti, durante il Medioevo, in tutta Europa, molte donne, additate come streghe, furono processate, perseguitate e mandate al rogo.
A Benevento la leggenda si tramanda da secoli: il liquore tipico della Città è lo “Strega”
Comune di Benevento